La vita sessuale dopo il trattamento per tumore prostatico: recuperare intimità, funzione e qualità della vita

Il tumore della prostata rappresenta una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile adulta. Grazie ai progressi della diagnosi precoce e delle terapie, oggi le percentuali di sopravvivenza sono molto elevate. Tuttavia, uno degli aspetti che più spesso preoccupa i pazienti riguarda la vita sessuale dopo il trattamento: un tema delicato, complesso e ancora troppo poco affrontato apertamente.
Parlare di sessualità dopo un tumore prostatico significa parlare non solo di erezione, ma anche di identità maschile, autostima, relazione di coppia e benessere psicofisico globale.
Perché il tumore prostatico può influenzare la sessualità
La prostata è un organo profondamente coinvolto nei meccanismi dell’eiaculazione e si trova in stretta relazione anatomica con i nervi cavernosi, responsabili dell’erezione. I principali trattamenti oncologici possono interferire con questi delicati equilibri:
- Prostatectomia radicale: può determinare disfunzione erettile a causa di danni diretti o indiretti ai fasci neurovascolari;
- Radioterapia: può provocare alterazioni vascolari progressive e fibrosi dei tessuti erettili;
- Terapia ormonale androgeno-deprivativa: riduce drasticamente i livelli di testosterone, con calo del desiderio sessuale, disfunzione erettile e affaticamento.
Secondo la letteratura scientifica, fino al 60–70% degli uomini può sperimentare una qualche forma di disfunzione sessuale dopo il trattamento, con percentuali variabili in base all’età, al tipo di terapia e alle condizioni sessuali preesistenti.
Disfunzione erettile post-trattamento: non è un destino irreversibile
La disfunzione erettile rappresenta la problematica più frequente, ma non deve essere considerata definitiva. Numerosi studi dimostrano che il recupero della funzione sessuale è possibile, soprattutto se si interviene precocemente con un percorso di riabilitazione sessuale andrologica.
Tra le strategie più utilizzate:
- Inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5i), come sildenafil o tadalafil;
- Terapie iniettive intracavernose;
- Dispositivi a vuoto (vacuum device);
- Onde d’urto a bassa intensità, con evidenze crescenti sul miglioramento della vascolarizzazione peniena.
L’obiettivo non è solo ottenere un’erezione, ma preservare l’ossigenazione dei tessuti cavernosi, prevenendo la fibrosi e favorendo il recupero funzionale nel tempo.
Eiaculazione, orgasmo e fertilità: cosa cambia
Dopo prostatectomia radicale, l’eiaculazione non è più presente, poiché prostata e vescicole seminali vengono rimosse.
Tuttavia, è importante sottolineare che:
- L’orgasmo può essere comunque percepito, anche in assenza di eiaculato;
- La sensibilità può risultare diversa, ma non necessariamente meno intensa;
- La fertilità naturale non è più possibile, ma in alcuni casi è possibile ricorrere alla crioconservazione del seme prima del trattamento.
Questi aspetti devono essere affrontati con chiarezza e sensibilità già nella fase pre-terapeutica.
Il ruolo del testosterone e della terapia ormonale
La terapia ormonale, spesso utilizzata nei tumori prostatici più avanzati, comporta una riduzione marcata del testosterone.
Dal punto di vista andrologico questo si traduce in:
- Riduzione del desiderio sessuale
- Calo dell’energia e della massa muscolare
- Peggioramento dell’umore e della qualità del sonno
La gestione di questi effetti collaterali richiede una valutazione specialistica individualizzata, che tenga conto del quadro oncologico e del benessere globale del paziente.
Sessualità, coppia e dimensione psicologica
La vita sessuale dopo un tumore prostatico non riguarda solo il corpo, ma anche la mente e la relazione.
Ansia da prestazione, paura di non essere più “all’altezza” e difficoltà comunicative sono frequenti.
Il coinvolgimento del partner e, quando necessario, il supporto psicosessuologico possono fare la differenza nel recupero dell’intimità e della complicità.
Un percorso possibile, non una rinuncia
Affrontare la sessualità dopo il trattamento per tumore prostatico significa intraprendere un percorso di cura, non rassegnarsi a una perdita.
L’andrologo svolge un ruolo centrale nel:
- Valutare precocemente le conseguenze funzionali;
- Impostare programmi di riabilitazione sessuale;
- Offrire soluzioni personalizzate e basate su evidenze scientifiche.
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