Testosterone e infezione da COVID-19: quali effetti sulla salute ormonale maschile?

Il rapporto tra testosterone e COVID-19 è complesso e coinvolge il sistema endocrino, la risposta immunitaria e la salute riproduttiva maschile. Durante l’infezione, soprattutto nei casi più gravi, sono stati osservati livelli ridotti di testosterone. Ma che cosa significa questo dato? E quali conseguenze possono esserci dopo la guarigione?
Negli ultimi anni, la ricerca ha approfondito il legame tra infezione da SARS-CoV-2 e funzione ormonale maschile, con particolare attenzione al testosterone, al desiderio sessuale, alla funzione testicolare e alla qualità del liquido seminale.
Le evidenze disponibili suggeriscono possibili associazioni, ma alcuni aspetti restano da chiarire. È quindi importante distinguere ciò che è stato osservato negli studi da ciò che è stato dimostrato sul piano clinico, evitando allarmismi e interpretazioni semplicistiche.
Che cos’è il testosterone e perché è importante?
Il testosterone è il principale ormone sessuale maschile. Viene prodotto soprattutto dai testicoli, sotto il controllo dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, un sistema di regolazione che coinvolge il cervello e le gonadi.
Svolge un ruolo importante in numerose funzioni dell’organismo, tra cui:
- mantenimento del desiderio sessuale;
- sviluppo e mantenimento delle caratteristiche sessuali maschili;
- supporto alla produzione degli spermatozoi, attraverso un’azione coordinata con gli altri ormoni riproduttivi;
- mantenimento della massa muscolare e della densità ossea;
- contributo alla vitalità e al benessere generale.
Quando il testosterone si riduce in modo persistente e sono presenti sintomi compatibili, può essere necessario valutare un possibile ipogonadismo, cioè una condizione caratterizzata da una produzione ormonale insufficiente.
È importante precisare che stanchezza, riduzione dell’energia o calo del desiderio non indicano automaticamente un deficit di testosterone: possono essere associati a molte condizioni, comprese infezioni recenti, disturbi del sonno, stress, obesità e altre patologie.
COVID-19 e testosterone: che cosa hanno osservato gli studi?
Diversi studi hanno rilevato livelli di testosterone inferiori negli uomini con COVID-19, soprattutto tra quelli ricoverati e con forme più gravi della malattia.
Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2024 su Scientific Reports, che ha analizzato 18 studi comprendenti complessivamente 1.575 pazienti, ha riscontrato livelli di testosterone totale mediamente più bassi nei pazienti ospedalizzati rispetto ai controlli sani. La riduzione risultava più marcata nei gruppi con malattia grave.
Questi risultati sono interessanti, ma devono essere interpretati con cautela. Gli studi inclusi riguardavano principalmente pazienti ospedalizzati nelle prime fasi della pandemia e non consentono di estendere automaticamente le conclusioni a tutte le persone che contraggono il virus.
Inoltre, l’associazione tra testosterone basso e maggiore gravità dell’infezione non dimostra che il primo sia necessariamente la causa della seconda.
Il testosterone potrebbe rappresentare, almeno in parte, un indicatore dello stato generale dell’organismo durante una malattia importante. Per comprendere meglio questo rapporto sono necessari ulteriori studi che considerino le condizioni precedenti all’infezione, le patologie concomitanti e l’andamento dei livelli ormonali nel tempo.
In altre parole, un testosterone basso durante il COVID-19 non equivale automaticamente a un deficit ormonale permanente.
Perché il testosterone può diminuire durante l’infezione?
Le possibili spiegazioni sono diverse e possono coesistere.
1. La risposta infiammatoria dell’organismo
Durante un’infezione, il sistema immunitario attiva una risposta finalizzata a contrastare il virus. Nei casi più importanti, l’infiammazione e lo stress fisiologico possono interferire temporaneamente con la regolazione ormonale.
L’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi può ridurre la propria attività, determinando una diminuzione della produzione di testosterone. Un fenomeno simile può verificarsi anche in presenza di altre malattie acute significative.
Questa riduzione può essere transitoria e migliorare durante la convalescenza, ma il recupero varia in base alle condizioni individuali.
2. Possibili effetti sulla funzione testicolare
I testicoli svolgono due funzioni fondamentali: producono testosterone e partecipano alla formazione degli spermatozoi.
La ricerca ha indagato la possibilità che SARS-CoV-2, direttamente o attraverso l’infiammazione sistemica, possa influire sulla funzione testicolare. Alcuni studi hanno descritto alterazioni ormonali o parametri seminali modificati dopo l’infezione.
Tuttavia, dimostrare che un virus possa raggiungere o interessare un tessuto non significa necessariamente che provochi un danno clinicamente rilevante e permanente. Il contributo dei diversi meccanismi e la durata delle eventuali alterazioni non sono ancora definiti in modo completo.
3. Patologie preesistenti e condizioni generali di salute
Età, obesità, diabete, malattie cardiovascolari e altre condizioni possono influenzare sia i livelli di testosterone sia il rischio di sviluppare forme più gravi di COVID-19.
Questi fattori possono contribuire a spiegare parte dell’associazione osservata negli studi. Per questo, nel valutare un risultato ormonale, è importante considerare la storia clinica complessiva e non soltanto l’infezione.
Testosterone basso: è un fattore di rischio o una conseguenza del COVID-19?
È una delle domande più importanti affrontate dalla ricerca.
Da un lato, livelli ridotti di testosterone rilevati durante il ricovero sono stati associati a esiti clinici peggiori in diversi studi osservazionali. Dall’altro, una malattia acuta può ridurre temporaneamente la produzione ormonale, rendendo difficile stabilire quale fenomeno sia comparso per primo.
È quindi possibile che il testosterone basso sia, in alcuni casi, un indicatore della gravità della malattia più che una causa diretta delle complicanze.
Anche il ruolo del testosterone nella regolazione immunitaria è complesso: gli ormoni sessuali interagiscono con il sistema immunitario, ma questi meccanismi non autorizzano a concludere che aumentare il testosterone migliori la risposta contro SARS-CoV-2.
Attualmente non ci sono prove sufficienti per raccomandare la terapia con testosterone come trattamento del COVID-19 o per prevenirne le complicanze. L’eventuale deficit androgenico deve essere valutato e trattato secondo le indicazioni cliniche specifiche, indipendentemente dall’idea di utilizzare l’ormone contro l’infezione.
Dopo il COVID-19: quali possibili conseguenze sulla salute sessuale?
Dopo un’infezione, alcuni uomini possono riferire stanchezza persistente, riduzione del desiderio sessuale o cambiamenti della funzione erettile.
Questi sintomi non sono specifici del COVID-19 e possono dipendere da più fattori: recupero fisico incompleto, disturbi del sonno, stress, alterazioni dell’umore, patologie concomitanti o eventuali cambiamenti ormonali.
Anche la disfunzione erettile merita un inquadramento individuale. La sua comparsa dopo un’infezione non dimostra automaticamente un danno diretto del virus: possono contribuire fattori vascolari, metabolici e psicologici, oltre alle condizioni di salute precedenti.
Se i sintomi persistono o interferiscono con la qualità della vita, è opportuno parlarne con il medico o con uno specialista, evitando di attribuire ogni disturbo al COVID-19 senza un’adeguata valutazione.
COVID-19 e fertilità maschile
Un altro ambito di interesse riguarda la possibile influenza dell’infezione sulla qualità del liquido seminale.
Alcuni studi hanno descritto, nei mesi successivi al COVID-19, alterazioni di parametri come concentrazione, motilità e numero degli spermatozoi. I risultati, tuttavia, non sono uniformi e gli studi differiscono per dimensioni dei campioni, gravità dell’infezione e tempi di osservazione.
La febbre e lo stress sistemico associati a una malattia acuta possono influire temporaneamente sulla spermatogenesi, il processo di produzione degli spermatozoi. Poiché questo processo richiede diverse settimane, eventuali modificazioni possono essere rilevabili anche dopo la risoluzione dell’infezione.
Non è però corretto concludere che il COVID-19 provochi necessariamente infertilità o danni riproduttivi permanenti.
Se una coppia sta cercando una gravidanza e sono presenti difficoltà nel concepimento, lo specialista può valutare se siano indicati uno spermiogramma e altri accertamenti. L’esame deve essere interpretato nel contesto clinico e, quando necessario, ripetuto secondo le indicazioni mediche.
Quando controllare il testosterone dopo il COVID-19?
Non è raccomandato misurare il testosterone in modo indiscriminato a tutti gli uomini che hanno avuto il COVID-19.
Un approfondimento può essere indicato quando, dopo la fase acuta e il recupero iniziale, persistono sintomi compatibili con un possibile deficit androgenico, come:
- riduzione persistente del desiderio sessuale;
- cambiamenti della funzione erettile;
- stanchezza o riduzione della vitalità non spiegate da altre condizioni;
- perdita di massa muscolare o altri segni clinici che suggeriscano un’alterazione ormonale.
Questi sintomi non sono sufficienti, da soli, per formulare una diagnosi. Il medico valuterà se effettuare gli esami e in quale momento, tenendo conto della convalescenza, delle terapie assunte e delle eventuali patologie concomitanti.
Le linee guida sull’ipogonadismo raccomandano di non formulare la diagnosi sulla base di un singolo valore basso rilevato durante una malattia acuta o nella fase di recupero. In presenza di sintomi e di un sospetto clinico fondato, il testosterone totale viene generalmente misurato al mattino, a digiuno, in due occasioni separate. Ulteriori esami, come LH, FSH e, in situazioni selezionate, testosterone libero o SHBG, possono aiutare a chiarire la causa dell’alterazione.
L’obiettivo è distinguere una variazione temporanea legata alla malattia da un deficit persistente che richiede un approfondimento specifico.
Terapia con testosterone: quando è indicata?
La terapia sostitutiva con testosterone può essere presa in considerazione negli uomini con ipogonadismo correttamente diagnosticato, dopo aver valutato i sintomi, i risultati degli esami, le cause della carenza e i potenziali benefici e rischi del trattamento.
Non deve essere iniziata autonomamente sulla base di un singolo esame, della sola stanchezza o del desiderio di recuperare più rapidamente dopo un’infezione.
Prima di prescriverla, lo specialista deve valutare anche eventuali controindicazioni, le condizioni prostatiche e cardiovascolari e i progetti riproduttivi del paziente. Il testosterone somministrato dall’esterno può infatti sopprimere la produzione di spermatozoi e compromettere la fertilità: negli uomini che desiderano avere figli, questo aspetto è particolarmente importante.
In assenza di un deficit documentato, assumere testosterone o prodotti commercializzati come stimolatori ormonali non rappresenta una strategia dimostrata per recuperare dall’infezione o prevenirne gli effetti.
Il ruolo dell’andrologo nel percorso di recupero
L’andrologo può aiutare a valutare i sintomi che interessano la salute ormonale, sessuale e riproduttiva dopo il COVID-19, distinguendo le possibili conseguenze dell’infezione da altre condizioni che richiedono un trattamento specifico.
La visita può comprendere:
- raccolta della storia clinica e dei sintomi prima e dopo l’infezione;
- valutazione del desiderio sessuale, della funzione erettile e di eventuali difficoltà riproduttive;
- esami ormonali mirati, quando indicati;
- eventuali approfondimenti sulla fertilità;
- collaborazione con il medico curante o altri specialisti se sono presenti sintomi persistenti o patologie concomitanti.
Il percorso viene definito sulla base delle esigenze individuali: non tutti gli uomini che hanno avuto il COVID-19 necessitano di controlli ormonali, ma i sintomi persistenti non dovrebbero essere trascurati.
Conclusioni: informarsi per proteggere la salute maschile
Il rapporto tra testosterone e COVID-19 è oggetto di ricerca e presenta ancora aspetti da chiarire. Gli studi mostrano che durante l’infezione, soprattutto nelle forme più gravi, i livelli di testosterone possono diminuire; non è però possibile considerare questa riduzione sempre permanente né attribuirle automaticamente un ruolo causale nelle complicanze.
Dopo la guarigione, eventuali cambiamenti del desiderio sessuale, dell’erezione o della fertilità meritano un’attenzione proporzionata ai sintomi e alla storia clinica. Una valutazione specialistica permette di individuare le cause più probabili e di evitare esami o trattamenti non necessari.
Quando rivolgersi al Dott. Stefano Goldoni?
Se dopo il COVID-19 hai notato una riduzione persistente del desiderio sessuale, difficoltà erettili o preoccupazioni relative alla fertilità, una valutazione andrologica può aiutarti a comprendere meglio la situazione.
Prenota una visita con il Dott. Stefano Goldoni per discutere i sintomi, valutare se siano indicati approfondimenti ormonali o riproduttivi e individuare il percorso più adatto alle tue esigenze.
Prendersi cura della salute sessuale significa considerare la persona nella sua globalità, con un approccio medico competente, riservato e personalizzato.
Riferimenti Scientifici Essenziali
- European Association of Urology (EAU). Guidelines on Sexual and Reproductive Health – Male Hypogonadism. Include una sintesi delle evidenze sul rapporto tra SARS-CoV-2, livelli di testosterone e salute riproduttiva maschile.
https://uroweb.org/guidelines/sexual-and-reproductive-health/chapter/male-hypogonadism - Salciccia S, et al. Systematic review and meta-analysis of serum total testosterone and luteinizing hormone variations across hospitalized Covid-19 patients. Scientific Reports. 2024;14:2786.
https://www.nature.com/articles/s41598-024-53392-7 - Puspaningrat AA, Hakim L, Renaldo J. Effect of SARS-CoV-2 viral infection on male sexual hormones levels post COVID-19 exposure: A systematic review and meta-analysis. Archivio Italiano di Urologia e Andrologia. 2024;96(1).
https://doi.org/10.4081/aiua.2024.12113 - Bhasin S, Brito JP, Cunningham GR, et al.
- Testosterone Therapy in Men With Hypogonadism: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline.
- The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. 2018;103(5):1715–1744.
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